Il Guado

Il Guado, in botanica Isatis Tinctoria, racchiude già nel suo nome la sua principale caratteristica, quella di tingere.
L’indaco è estratto dalle foglie. Attraverso processi di macerazione e fermentazione in acqua, si ottiene una colorazione gialla verdastra; la soluzione, agitata ed ossidata, fa precipitare i fiocchi d’indaco (indigotina). Si ottiene così una colorazione blu, da sempre usata nel campo tessile per lana, seta, cotone, lino e yuta, ma anche per vernici, colori per uso pittorico, cosmetica.

La coltivaziona e lavorazione del Guado ha rappresentato un importante fattore produttivo per l’italia tra 1300/1500.  In Toscana e Marche, dove le piantagioni erano più diffuse la lavorazione del guado aveva un ciclo produttivo completo e autonomo: produzione agricola, raccolta delle foglie nei campi, macerazione e raffinazione, confezione in pani della materia colorante, collocazione del prodotto finito in magazzini appositamente apprestati.
Una curisiotà. Anticamente l’estrazione del colore blu dal Guado avveniva grazie alle gozzoviglie in osteria..Infatti, in cerca di un “solvente” si posizionavano barili vuoti di fronte alle osterie..aspettando che venissero riempiti!
L’urina, infatti, veniva utilizzata per l’estrazione del colorante della pianta. 

Oggi di piantagioni di Guado, non ce ne sono più, se non alcuni piccoli casi isolati. Dopo aver sofferto la concorrenza dell’indaco asiatico, è stato poi definitivamente soppiantato dai più redditizzi colori industriali.

Posted on Giugno 10th 2007 by Lucia

Filed under I primi passi |

5 Responses to “Il Guado”

  1. marty responded on 12 Giu 2007 at 13:50 #

    Ciao, io avevo comprato il guado on line da un sito in cui producevano i colori, ma il guado non funzionava nei saponi, è rimasto tutto in fondo e si è separato dal resto del sapone…
    Voi come fate ad usarlo?
    ‘iao
    Marty

  2. Jenny responded on 12 Giu 2007 at 19:13 #

    La poca esperienza coi coloranti naturali mi porta a chiedere a Marty: come lo hai usato? Al nastro o in infusione nei grassi?
    Io ho colorato un paio di miei saponi con estratto di ortica e radice di robbia, e questo problema non l’ho avuto. Ho usato la polvere al nastro e ho frullato ben bene, niente deposito sotto :)
    L’unico problema del guado, in realtà, è che in ambiente alcalino non dà il colore blu ma vira verso viola… ottimo colore per un sapone alla lavanda, tra parentesi, ma chi si aspetta il blu può rimanerci male :)
    Ciao
    Jenny

  3. Luigi responded on 13 Giu 2007 at 08:37 #

    Ciao jenny, e ciao Marty, il problema del guado, a differenza della robbia e dell’estratto di ortica che sono effettivamente ben solubili nel nastro del sapone, è che appunto è completamente insolubile!!!!
    Questo significa che il colore al sapone gli viene dato per dispersione, rimane cioè il guado sospeso nella pasta del sapone..
    Forse a Martino è successo di averlo messo dentro troppo presto, prima del nastro, e avendo versato il sapone nello stampo quando era ancora liquido il guado si è depositato nel fondo!!!…è un ipotesi…
    Il guado è effettivamente la polvere più difficile da usare nei saponi…e quella che da meno soddisfazioni….anche se ha una gran bella storia alle spalle!!!
    Noi lo utilizziamo in bassa percentuale per il sapone alla lavanda appunto!!!
    Luigi

  4. Jenny responded on 13 Giu 2007 at 16:48 #

    Allora il trucchetto è di portare il sapone a nastro “bello tosto” e poi metterci il guado… Non sapevo che fosse insolubile, grazie per avermelo detto! :D

  5. Elena responded on 14 Giu 2007 at 10:32 #

    Vi ho scoperti sul forum di promiseland. Ho scoperto da poco l’eco bio.
    Volevo farmi dei complimenti: per l’idea, per lo spirito, per il coraggio, per la bellissima grafica del logo, del biglietto da visita, del blog, per il “confezionamento” dei saponi…insomma si è capito che sono una vostra fan e che unisco il mio entusiasmo “virtuale” al vostro???

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